Not the wreck but the raft.

As we said a little while ago, our Italian is nonexistent. But our ability to get from Google Translate to something like English is at least average. So, we were able to pick through—gingerly, gingerly—Cardinal Erdo’s relatio ante disceptationem from the Synod this morning. Lots of good stuff in it, near as we can tell, though we thought this was bang-on right:

Riguardo ai divorziati e risposati civilmente è doveroso un accompagnamento pastorale misericordioso il quale però non lascia dubbi circa la verità dell’indissolubilità del matrimonio insegnata da Gesù Cristo stesso. La misericordia di Dio offre al peccatore il perdono, ma richiede la conversione. Il peccato di cui può trattarsi in questo caso non è soprattutto il comportamento che può aver provocato il divorzio nel primo matrimonio. Riguardo a quel fatto è possibile che nel fallimento le parti non siano state ugualmente colpevoli, anche se molto spesso entrambe sono in una certa misura responsabili. Non è quindi il naufragio del primo matrimonio, ma la convivenza nel secondo rapporto che impedisce l’accesso all’Eucarestia.

(Emphasis supplied.) Good medicine, we think, and cheering to a certain extent to hear no less a personage than the general relator of the Synod dispense it so liberally. But, of course, we recall—thanks to New Liturgical Movement’s publication of the Vatican II Acta Synodalia—some of Cardinal Ottaviani’s relationes (and interventions) at the Council. We have in mind especially Cardinal Ottaviani’s relatio in support of schema De Fontibus Revelationis (“Revelatio“), delivered—though by Fr. Salvatore Garofalo—on November 14, 1962. Deeply orthodox, clear-eyed, precise, but doomed all the same.

One wonders, however, if the modernists at the Council would have been able to run rings around Cardinal Ottaviani in the age of Twitter.